Campagna finanziata con il contributo dell'Unione Europea e dell'Italia
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I NUMERI

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LA PRODUZIONE MONDIALE
Le stime effettuate dal Consiglio Oleicolo Internazionale per la campagna 2011/2012, indicano una produzione mondiale pari a circa 3,1 milioni di tonnellate, con un aumento rispetto all'annata precedente intorno al 3%. Circa i tre quarti della produzione si concentrano nell'Unione europea che registra un livello produttivo pari a circa 2,18 milioni di tonnellate, lievemente inferiore rispetto alla campagna 2010/2011. In ambito comunitario si segnala la Spagna che copre una quota del 62% sul totale, con una produzione pari a circa 1,35 milioni di tonnellate. Per quanto riguarda gli altri Paesi del Mediterraneo, si segnala tra i più importanti la Tunisia, che secondo i dati di stima dovrebbe raggiungere livelli in aumento del 50% rispetto alla campagna produttiva precedente; si segnalano, inoltre, le buone performance della Turchia che dovrebbe ottenere un incremento del 13% rispetto allo scorso anno e la Siria con incremento di circa l'11%. Tra gli altri produttori del Mediterraneo si evidenzia la contrazione produttiva del Marocco, mentre per l'Algeria si evidenzia un incremento produttivo del 9%, sempre rispetto alla campagna precedente. Le produzioni di questi ultimi due Paesi si dovrebbero attestare su, rispettivamente, 120 e 55 mila tonnellate.

Occorre, infine, segnalare tra le nuove aree di produzione la progressiva crescita australiana, che raggiunge un livello di circa 19 mila tonnellate, pari a più di un terzo del proprio fabbisogno interno e con un trend di crescita rispetto alla precedente campagna. Il complesso degli altri Paesi non censiti dovrebbe rappresentare una produzione di 37mila tonnellate, con un sostanziale mantenimento delle produzioni dell'anno precedente.



IL SETTORE OLIVICOLO IN ITALIA
In Italia vi sono circa un milione di imprese olivicole. La coltura dell'olivo è diffusa da Trento ad Agrigento, passando per la Sardegna e da, qualche anno, si produce sistematicamente olio extra vergine di oliva anche in Piemonte e anche in Friuli Venezia Giulia. Il valore della produzione a prezzi base del settore olivicolo supera i 2.000 milioni di Euro (2mld), e sviluppa un mercato pari a circa 20 milioni di giornate lavorative di assunzione di manodopera all'anno in tutta Italia. L'Italia, i principale Paese europeo con la più alta concentrazione di alberi di olivo per la produzione di oli extra vergine di oliva di alta qualità possiede un patrimonio olivicolo di circa 250 milioni di piante, con oltre 350 varietà diverse. Un vanto della ricchezza dei mille sapori e colori delle mille campagne italiane. Conta 43 denominazioni di origine protetta e una Igp e una produzione di olio di oliva in generale che sfiora mediamente le 500 mila tonnellate.

 


IL SETTORE OLIVE DA TAVOLA
Il settore delle olive da tavola rappresenta in Italia una realtà interessante che caratterizza alcune aree territoriali olivicole con la presenza di varietà di alto pregio. Si tratta di un patrimonio di alto valore che non riesce a trovare adeguata collocazione sul mercato e soffre in modo particolare la vicinanza con il settore dell'olio di oliva, che assorbe la quasi totalità dell'attenzione sia delle politiche sia degli interventi.
La produzione italiana di olive da tavola si attesta su un livello medio di circa 70.000 tonnellate. Tale quantitativo rappresenta un valore di circa il 2% della produzione nazionale di olive, valore ben al di sotto della media europea dei Paesi produttori che si attesta al 3,8% e dimostra che l'Italia, pur essendo uno dei principali Paesi consumatori, attribuisce al settore olive da mensa un ruolo piuttosto marginale.
Tuttavia il nostro paese si conferma il terzo produttore in ambito UE, dopo Spagna e Grecia.
Il 35% circa della produzione proviene da cultivar da mensa, la restante parte da cultivar a duplice attitudine la cui utilizzazione è estremamente variabile in dipendenza della domanda di mercato e dell'andamento stagionale.
Il quadro produttivo nazionale vede il ruolo di Puglia e Sicilia quali principali aree di produzione di olive da mensa. La Sicilia si attesta su una quota del 44%, mentre la Puglia rappresenta circa il 27% della produzione nazionale.
Il consumo totale, secondo gli ultimi dati COI, è stimato intorno a 125.000 tonnellate, pari a circa 3 Kg pro capite annui, di cui circa il 67% è costituto da olive di importazione semilavorate o già confezionate, mentre la restante parte, il 33% circa, è rappresentata da olive di produzione nazionale.
Il comparto presenta una serie di criticità; la principale è individuabile nella carenza di informazioni, che limita le possibilità di intervento sul settore delle olive da tavola.
Tuttavia, lo sviluppo del settore è legato alla possibilità di valutare la dinamica dei principali fattori di natura socio strutturale ed economica che lo caratterizzano e che rendono il prodotto nazionale poco competitivo rispetto a quello estero. Tali fattori sono ravvisabili in un'eccessiva polverizzazione dell'offerta, nella differenza delle lavorazioni utilizzate nei diversi territori italiani che ne limitano la standardizzazione e la possibilità di fare massa critica di prodotto, nella inadeguatezza dell'industria di trasformazione, che molto spesso utilizza tecnologie di lavorazione obsolete.
Il principale effetto di questa situazione è che la maggior parte della materia prima commercializzata (~ 60%), proviene da Grecia, Spagna, Tunisia e Marocco, paesi che a detta degli operatori del settore assicurano qualità, disponibilità costante e buoni prezzi.
Bisogna costruire i presupposti perché il comparto esca allo scoperto e, insieme all'olivicoltura da olio, traini l'intero settore. A ciò può contribuire lo sviluppo di un percorso progettuale avente come finalità principale quella di superare i limiti che ne rallentano la crescita.


CARATTERISTICHE STRUTTURALI DEL SETTORE OLIVICOLO - OLEARIO
Il settore presenta una struttura abbastanza complessa, nella quale le diverse fasi si contaminano vicendevolmente e le imprese ivi operanti presentano livelli di integrazione diversi, in modo da far risultare difficile l'individuazione univoca della tipologia di appartenenza.

Nello specifico, la fase di prima trasformazione, cioè quella legata ai frantoi e la seconda trasformazione afferente all'industria di imbottigliamento, non presentano una netta distinzione. All'interno dello scenario esistono molte aziende di piccole dimensioni integrate verticalmente e aziende con una forte connotazione di specializzazione che acquistano olio, eventualmente lo miscelano, lo imbottigliano prevalentemente lontano dai luoghi di produzione per commercializzarlo successivamente.
Conseguentemente le dinamiche di mercato e le caratteristiche degli operatori del settore risultano essere complesse.
Coesistono comportamenti molto diversi che vedono da una parte l'approvvigionamento diretto ancora molto radicato, in quanto rappresenta una rassicurazione importante rispetto ad origine e caratteristiche del prodotto e dall'altra la grande industria, che si muove con logiche diverse, dove emerge l'esigenza di avere massa critica e anche di disporre di produzioni standardizzate, soprattutto in termini di gusto. La segmentazione, in questo caso, è fatta soprattutto rispetto alle caratteristiche organolettiche, piuttosto che alla provenienza geografica.
Esiste, altresì, uno spiccato dualismo geografico, con le aziende olearie, soprattutto se si considerano quelle di grandi dimensioni, concentrate nell'Italia centro-settentrionale, per lo più con sede in Umbria, Toscana e Liguria. Al Sud, invece, nonostante l'elevata numerosità delle aziende che imbottigliano, poche sono quelle che hanno un fatturato ragguardevole.
La presenza di attori e comportamenti così diversi rende difficile individuare strategie ad hoc per gli operatori del settore. Tutto il sistema ha bisogno di realizzare "programmi di filiera" con l'intento di riorganizzare le aziende e quindi le diverse forze imprenditoriali delle diverse olivicolture nazionali, nel processo di valorizzazione e qualificazione delle produzioni di eccellenza.
All'interno del settore sono individuabili due macro strategie:
- realizzare un prodotto standard, costante nel tempo, per usi in cucina o a crudo, che vada a quella parte di consumatori che si sentono rassicurati da una qualità costante e da un marchio sufficientemente noto. Per questi consumatori il prodotto è percepito come una commodity;
- realizzare una produzione differenziata per caratteristiche nutrizionali,ma soprattutto organolettiche in grado di soddisfare bisogni edonistici, oltre che salutistici. Per tali consumatori l'olio è un prodotto ad alto valore aggiunto.

All'interno di questo contesto e delle possibili modalità d'azione che si presentano per gli operatori bisogna considerare il ruolo della Grande distribuzione che, molto spesso cannibalizza il prodotto e lo usa come prodotto civetta e, di contro, la necessità avvertita dagli operatori di vedere remunerati i costi di produzione lungo tutta la filiera.
La principale via di sviluppo per la nostra olivicoltura passa attraverso la capitalizzazione dei punti di forza rappresentati essenzialmente, oltre che dal know how acquisito nella creazione di miscele apprezzate anche sui mercati esteri, anche dall'enorme potenziale di differenziazione e di diversificazione delle produzioni.


LE DENOMINAZIONI DI ORIGINE PROTETTA
Gli oli extravergini a denominazione di origine europei (inclusi i grassi) confermano la loro quarta posizione nella graduatoria Ue dei riconoscimenti di prodotti Dop-Igp per settore. Tale comparto, con 116 riconoscimenti al 21 febbraio 2012, è, infatti, preceduto dagli ortofrutticoli e cereali (286 riconoscimenti), dai formaggi (197) e dalle carni fresche (124). Gli oli Dop e Igp riconosciuti nell'Unione europea al febbraio 2012 sono invece 108, quattro in più rispetto a quanto rilevato circa un anno fa. Degli oli di qualità riconosciuti quasi il 40% è rappresentato da marchi italiani, pari a 43, mentre più distanziati figurano altri Paesi come la Grecia (27) e la Spagna (24).

 

 


Ripartizione % del numero di denominazioni Dop e Igp degli oli di oliva nella Ue
(aggiornamento al 21 febbraio 2012)

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Fonte: Commissione Europea

Le denominazioni relative all'olio nella Ue sono rappresentate prevalentemente da Dop e molto meno da Igp, a testimonianza del forte legame con il territorio di quasi tutte le denominazioni. In Italia, come sottolineato, il paniere degli oli Dop e Igp è costituito da 43 prodotti (di cui una sola Igp), numero che è cresciuto di tre unità rispetto allo scorso anno. La suddivisione regionale del numero di denominazioni continua a rispecchiare la specializzazione produttiva dell'olio in generale: la regione nella quale si registra il maggior numero di riconoscimenti è la Sicilia con sei denominazioni, seguita dalla Puglia, dalla Campania e dalla Toscana con cinque e da Abruzzo, Calabria e Lazio con quattro. Il comparto degli oli Dop e Igp presenta un numero di riconoscimenti piuttosto elevato, ma a questo ammontare non corrisponde un consistente livello di produzione certificata e di fatturato. La produzione di oli Dop e Igp presenta inoltre un peso molto contenuto rispetto alla quella complessiva di olio extravergine e ai potenziali produttivi degli stessi oli Dop.

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LO SCENARIO ECONOMICO
(clicca per visualizzare il file pdf)